Inizia adesso, non occorrono investimenti

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Fai attenzione a coloro che dicono (te compreso) di voler realizzare qualcosa di grande, ma non possono finché non racimolano il denaro necessario.

Ciò indica, solitamente, che questi siano più innamorati dell’idea di fare qualcosa di grande, grande, grande, piuttosto che della possibilità di realizzare qualcosa di utile per davvero. Affinché un’idea sia grande, grande, grande, occorre che sia utile. E la sua utilità non necessita un investimento.

Se vuoi rivelarti utile, puoi sempre iniziare adesso, con soltanto l’1% di ciò che di grandioso hai in mente. Questo sarà un umile modello del tuo superbo progetto, ma tu farai parte del gioco. Sarai avanti rispetto agli altri, perché hai iniziato per davvero, mentre loro stanno aspettando che il traguardo appaia magicamente nella linea di partenza.

Ad esempio, ipotizziamo che tu abbia in progetto di realizzare una catena internazionale di scuole moderne. La immagini come un’immensa organizzazione in grado di cambiare il mondo, con centinaia di dipendenti, dozzine di uffici e una tecnologia costosa. Ma invece di aspettare che ciò si realizzi, cominci a impartire lezioni a qualcuno, questa settimana. Trovi qualcuno che pagherà per imparare qualcosa, lo incontrerai in un posto qualunque e comincerai. Non sarà nulla, ma tu, uno studente e un computer portatile sarete “in affari” e da lì potrai espanderti.

Se vuoi realizzare un servizio in cui si consigliano film, inizia dicendo agli amici di chiamarti per i consigli riguardo ai film. Una volta trovato il film che piace ai tuoi amici, questi ti offrono qualcosa da bere. Segna ciò che consigli e quanto i tuoi amici gradiscono ciò, e poi migliora da lì.

Vuoi dar vita a una nuova compagnia aerea? La prossima volta che ti troverai all’aeroporto, quando il volo sarà cancellato, proponi a coloro che si trovano all’uscita di noleggiare loro un piccolo aeroplano che li porterà a destinazione, dividendo i costi. È così che Richard Branson ha dato vita alla compagnia aerea Virgin Airlines.

Cominciare in piccolo mette il 100% delle tue energie in grado di risolvere reali problemi a persone reali. Ti dona le fondamenta più forti per crescere da lì. Ciò elimina l’attrito di una grande infrastruttura e ti fa arrivare dritto al punto. E ciò lascerà che i tuoi piani cambino in un istante, come se stessi lavorando da vicino con quei primi clienti che ti diranno ciò di cui realmente hanno bisogno.

Quando ho costruito il sito personale per il mio CD, la prima versione di cdbaby.com mi ha sottratto soltanto qualche giorno di creazione. Consisteva in una lista di pochi CDs, e in ogni bottoncino compariva la scritta [COMPRA ORA]. Cliccando, avevi la possibilità di mettere il CD nel tuo carrello e inserire le tue informazioni. Una volta iscritto, il sito lo comunicava a me per email.

Questo è quanto. Per il primo anno è tutto ciò che il sito ha fatto, e questo è tutto ciò di cui aveva bisogno affinché fosse redditizio.

Ho speso solo 500 dollari per dar vita a CD Baby. Il primo mese ne ho guadagnati 300. Ma, durante il secondo, ne ho prodotti 700, e ogni mese i guadagni sono stati sempre più produttivi.

Quindi no, la tua idea non ha bisogno di un investimento per partire. Non hai nemmeno bisogni di un MBA (Master of Business Amministation), un particolare cliente che sia un “pezzo grosso”, l’appoggio sicuro di una persona, un periodo fortunato o qualsiasi altra scusa per non iniziare.

(Articolo in lingua originale)

Traduzione di Giusy Pullara.

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Trai insegnamento dalla metafora, non dall’esempio.

 

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“Imparare a interpretare le cose metaforicamente è stato un importante punto di svolta, nella mia vita.

Quando avevo diciannove anni e frequentavo il Conservatorio di Berklee, non avevo altro interesse che la musica. Ma un professore ci fece leggere il libro “Positioning“, che è uno scorrevole libro di economia. Ho pensato: “Economia? Bleah! Sto frequentando una scuola di musica, non di economia! Voglio essere un musicista, non un capo d’ufficio!”

A quel punto, ci ha mostrato come avremmo potuto applicare le lezioni del libro di economia alla nostra musica. Nonostante il libro non facesse riferimento alla musica, ci ha detto di tradurre gli esempi in qualsiasi altra cosa stessimo facendo.

In altre parole: non dovevo focalizzarmi sull’esempio di per sé. Piuttosto, utilizzarlo come una metafora e applicare il tema o la lezione alla mia situazione. Suona scontato da dire adesso, ma non l’avevo mai vista da quell’angolazione.

Ho realizzato che avrei potuto proseguire la mia carriera musicale leggendo libri che non fanno riferimento alla musica. Effettivamente, così facendo ho avuto dei vantaggi competitivi, dal momento che molti musicisti non l’hanno fatto.

Adesso sono qui, vent’anni dopo. Ho provato a condividere le lezioni che ho imparato – lezioni che si applicano a imprenditori, musicisti, e persone che svolgono attività differenti. Ma dai commenti, mi sono accorto che le persone, spesso, sono concentrate sullo specifico esempio che ho utilizzato.

Non si tratta mai di un esempio. Si tratta di argomenti che possono essere applicati a qualsiasi cosa voi vogliate. Dovrei provare a rendere chiaro che questo esempio è solo un esempio, e questa lezione potrebbe essere applicata a ogni cosa.

Ma questa è una delle cose che amo dei commenti. Mi fanno sapere quando sono stato incomprensibile.”

 

(Articolo in lingua originale.)

Traduzione di Giusy Pullara.

 

 

Come fare ciò che ami e ottenere un buon guadagno

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Guadagnarsi da vivere assecondando la propria passione è il sogno di chiunque. Peccato, però, che il confine tra speranza e illusione sia veramente sottile, a volte. Ecco, di seguito, l’interessante punto di vista di Derek Sivers: scrittore, imprenditore di successo ed entusiasta studente della vita.

 

IL PROBLEMA:

Le persone che svolgono un lavoro che procura loro un buon guadagno, mi chiedono consiglio perché vogliono smettere e diventare artisti a tempo pieno.

Ma gli artisti a tempo pieno chiedono il mio consiglio perché trovano che sia impossibile guadagnare attraverso l’arte.

(Possiamo definire “arte” qualsiasi cosa tu faccia per esprimere te stesso, che sia il blog o qualsiasi altra cosa).

 

LA SOLUZIONE:

A entrambe le categorie, io prescrivo lo stesso stile di vita delle persone più felici che conosco:

  1. Avere un lavoro che sia ben pagato
  2. Dedicarsi alla propria arte per amore di essa, non per denaro.

 

GLI INGREDIENTI:

Equilibrio:

Avrai, di certo, sentito già parlare di equilibrio fra mente e cuore, o emisfero cerebrale destro ed emisfero cerebrale sinistro, o in qualsiasi altro modo tu lo chiami.

Tutti noi sentiamo la necessità di stabilità e avventura, certezza e incertezza, soldi ed espressione.

Troppa stabilità, e ti annoi. Scarsa stabilità, e sei devastato. Mantieni, dunque, un equilibrio.

Fai qualcosa per amore e qualcosa per denaro. Non cercare di affidare tutta la tua vita a una sola mansione.

In pratica, a questo punto, ogni metà della tua vita diventa il rimedio per l’altra.

Vieni pagato e godi della meritata stabilità per una parte della tua giornata, ma hai bisogno di quei momenti creativi che ti permettano di esprimere te stesso.

Così prosegui il tuo cammino in senso creativo, esponi al pubblico i tuoi vulnerabili tesori, provi la frustrazione causata dal rifiuto e dall’apatia, e allora desideri di nuovo la tua dose di stabilità.

 

LAVORO:

Sii brillante, e scegli qualcosa che ti permetta di guadagnare bene, affinché tu possa costruire un futuro solido.

Dai un’occhiata alle statistiche e fatti un’idea su ciò che è pagato bene nella tua zona e sulle esperienze richieste.

Probabilmente avrai bisogno di studiare alcuni anni per entrare in possesso delle poche capacità ben retribuite.

Leggi il libro “So Good They Can’t Ignore You” per altre valide riflessioni a riguardo.

Questa è una scelta di testa, non di cuore, dal momento che non stai cercando di fare del tuo lavoro la tua sola ragione di vita.

 

ARTE:

Perseguila in maniera seria. Prendi lezioni. Cerca di fare dei progressi settimanali. Continua a migliorarti, anche se lo stai facendo da decenni.

Se non fai progressi e non ti sottoponi ad alcuna sfida dal punto di vista creativo, l’equilibrio viene meno.

Tira fuori e metti in vendita i tuoi lavori, come un professionista. Trova dei sostenitori. Lascia che ti paghino. Crea una band e organizza alcune esibizioni per puro divertimento.

Ma questa mentalità è differente da quella di chi ha bisogno di denaro.

Non devi preoccuparti se non vendi. Non hai bisogno di accontentare il mercato. Non hai bisogno di scendere a compromessi con la tua arte, o di valutarla in base ai giudizi di qualcun altro.

Stai facendo questo solo per te stesso — fai arte per amore di fare arte.

E la stai pubblicando perché questa è una delle parti più appaganti, è importante per la tua identità e ti concede un buon riscontro su come migliorare.

 

AUTOCONTROLLO:

Il tuo principale ostacolo, in questa sorprendente vita, sarà l’autocontrollo.

Gestione della mente, affinché tu possa riuscire a lasciare il lavoro in ufficio e non portarlo a casa con te.

Gestione del tempo, affinché tu possa liberarti da dipendenze come i social o la visione di video e far sì che la tua arte sia la principale attività rilassante.

Leggi il libro Daily Rituals per conoscere interessanti riflessioni a riguardo.

 

RIFLESSIONI FINALI:

Quanto è bello non dover affidare al tuo lavoro la soluzione di tutte le tue necessità emotive.

Quanto è bello non macchiare qualcosa che ami con l’esigenza di ricavarci del denaro.

La gran parte degli artisti a tempo pieno che conosco, dedica solo una o due ore al giorno alla propria arte. Il tempo rimanente viene speso nella “spazzatura mondana” che sopraggiunge quando si pretende di tradurre l’arte in una carriera a tempo pieno. Quindi tralasciate la carriera artistica e date maggiore importanza all’arte.

Sono del tutto convinto che sarete in disaccordo con questo consiglio. Ma ho conosciuto più o meno un centinaio di persone a settimana, durante gli ultimi diciotto anni, di cui molti musicisti a tempo pieno e molti altri no, ma le persone più felici che io conosca sono quelle che riescono a dar vita a tale equilibrio. Questo, dunque, è il mio consiglio senza peli sulla lingua, dato solo perché le persone continuano a chiedermelo.

Non cercare di fare del tuo lavoro la tua intera vita.

Non cercare di fare della tua arte il tuo unico guadagno.

Lascia che ciascuno sia ciò che è, e fai del tuo meglio per stabilire un equilibrio tra i due, per una vita gratificante.

 

(Articolo in lingua originale.)

Traduzione di Giusy Pullara.

“La canzone di Marinella” di Fabrizio De André: quando la cronaca nera diventa musa ispiratrice di musica e poesia

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Spesso, l’azione di associare avvenimenti di cronaca nera a qualcosa di armonioso e nobile come l’arte, ci risulta difficile; eppure molte opere, che siano di carattere letterario, artistico o musicale, hanno preso vita proprio grazie a eventi tutt’altro che positivi.

Una tra queste è La canzone di Marinella, traccia appartenente all’omonimo album di De André.

«Non considero La canzone di Marinella né peggiore né migliore di altre canzoni che ho scritto. Solo che le canzoni si distinguono in fortunate e sfortunate. Probabilmente il fatto che Marinella facesse rima con parole come bella o come stella, l’ha resa più fortunata di altre.» racconta Faber in un’intervista del 1969.

Nel gennaio del 1953, viene ritrovato, tra le sponde del fiume Olona, il cadavere di Maria Boccuzzi. La storia della giovane che, dalla Calabria si trasferì a Milano insieme alla famiglia, in cerca di fortuna, è più attuale di quanto si pensi. Maria, una volta approdata in terra lombarda, si innamora di un giovane e fugge con lui, ma l’amore dura poco. La ragazza diventa una ballerina di varietà, ma a causa di un incontro con l’uomo sbagliato, si ritrova a fare la prostituta. Il suo corpo viene gettato, ancora vivo, nel fiume, dopo aver incassato ben sei colpi di pistola. Una realtà amara, che si scontra con i versi di De André che, anziché dipingere l’uomo come un carnefice, preferisce presentarlo ai nostri occhi come un uomo innamorato, che non accetta il tragico destino della sua amata:

“e lui che non ti volle creder morta

bussò cent’anni ancora alla tua porta.”

Le figure emarginate, considerate inferiori dal resto della società, hanno sempre occupato un ruolo centrale nei brani del cantautore. La canzone di Marinella, proprio come la celebre Bocca di Rosa, ci insegna che una prostituta, prima di essere tale, è una donna con ambizioni e sogni da realizzare, e anche lei ha il diritto di essere amata, nonostante l’ipocrisia tipicamente paesana, la dipinga come una schifosa che ha più clienti di un consorzio alimentare.

«La Canzone di Marinella non è nata per caso, semplicemente perché volevo raccontare una favola d’amore. È tutto il contrario. È la storia di una ragazza che a sedici anni ha perduto i genitori, una ragazza di campagna dalle parti di Asti. È stata cacciata dagli zii e si è messa a battere lungo le sponde del Tanaro e un giorno ha trovato uno che le ha portato via la borsetta dal braccio e l’ha buttata nel fiume e non potendo fare niente per restituirle la vita, ho cercato di cambiarle la morte. Così è nata la Canzone di Marinella, che se vogliamo ha anch’essa delle motivazioni sociali, nascostissime. Ho voluto completamente mistificare la sorte di Marinella. Non ha altra chiave di lettura se non quella di un amore disgraziato; se tu non racconti il retroscena è impossibile che uno pensi che all’origine c’era una gravissima problematica sociale. Certi fatti della realtà, soprattutto quand’ero giovane, mi davano un grande fastidio, allora cercavo di mutare la realtà.»

L’assassino di Maria non è mai stato trovato. La vicenda sarebbe finita nel dimenticatoio, insieme a tanti altri femminicidi, se De André non avesse deciso di trasformare in poesia un gelido caso di cronaca nera. Poesia che si conclude con un meraviglioso verso commemorativo, dedicato a tutte le donne che hanno subìto lo stesso triste destino della giovane Maria, nella fase più bella della loro vita:

“Questa è la tua canzone Marinella,

che sei volata in cielo su una stella

e come le più belle cose vivesti solo un giorno, come le rose.”

 

 

Italo Calvino: “Perché scrivo?”

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Scrivo perché non ero dotato per il commercio, non ero dotato per lo sport, non ero dotato per tante altre, ero un poco…, per usare una frase famosa (di Sartre), l’idiota della famiglia… In genere chi scrive è uno che, tra le tante cose che tenta di fare, vede che stare a tavolino e buttar fuori della roba che esce dalla sua testa e dalla sua penna è un modo per realizzarsi e per comunicare.

Posso dire che scrivo per comunicare perché la scrittura è il modo in cui riesco a far passare delle cose attraverso di me, delle cose che magari vengono a me dalla cultura che mi circonda, dalla vita, dall’esperienza, dalla letteratura che mi ha preceduto, a cui do quel tanto di personale che hanno tutte le esperienze che passano attraverso una persona umana e poi tornano in circolazione. È per questo che scrivo. Per farmi strumento di qualcosa che è certamente più grande di me e che è il modo in cui gli uomini guardano, commentano, giudicano, esprimono il mondo: farlo passare attraverso di me e rimetterlo in circolazione. Questo è uno dei tanti modi con cui una civiltà, una cultura, una società vive assimilando esperienze e rimettendole in circolazione.

Scrivo per imparare qualcosa che non so. Non mi riferisco adesso all’arte della scrittura, ma al resto: a un qualche sapere o competenza specifica, oppure a quel sapere più generale che chiamano “esperienza della vita”. Non è il desiderio di insegnare ad altri ciò che so o credo di sapere che mi mette voglia di scrivere, ma al contrario la coscienza dolorosa della mia incompetenza. Il mio primo impulso sarebbe dunque di scrivere per fingere una competenza che non ho? Ma per essere in grado di fingere, devo in qualche modo accumulare informazioni, nozioni, osservazioni, devo riuscire a immaginarmi il lento accumularsi dell’esperienza. E questo posso farlo solo nella pagina scritta, dove spero di catturare almeno qualche traccia d’un sapere o d’una saggezza che nella vita ho sfiorato appena e subito perso.

Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa. In questo senso non c’è stata una “prima volta” in cui mi sono messo a scrivere. Scrivere è sempre stato cercare di cancellare qualcosa di già scritto e mettere al suo posto qualcosa che ancora non so se riuscirò a scrivere.

Tratto da: Mondo scritto e non scritto – Italo Calvino (Mondadori, 2002).

I consigli ai giovani di Kurt Vonnegut.

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Kurt Vonnegut è considerato uno dei più grandi maestri della letteratura del Novecento. Difficile catalogarlo in un unico genere, considerata la sua abilità nel destreggiarsi tra opere fantascientifiche, humor nero, satira politica ed espressioni di carattere umanistico. Non amava preparare in anticipo i suoi discorsi, preferiva iniziarli con una battuta per mettere a proprio agio il pubblico.

Qui di seguito, ecco il discorso che lo scrittore, all’età di ottantacinque anni, rivolse ad alcuni studenti universitari americani.

“Se dovessi darvi un solo consiglio per il vostro futuro, allora vi direi: mettete gli occhiali da sole!

Perché i benefici dell’impiego a lungo termine degli occhiali da sole sono stati provati scientificamente, mentre tutti gli altri consigli che ho da darvi sono basati, nulla più, sulla mia vagolante esperienza.
Comunque eccoli.

Godetevi la bellezza e la forza della vostra giovinezza.
Fregatevene del resto.
Non capirete quella bellezza e quella forza se non quando se ne saranno andate.
Ma credetemi quando, fra vent’anni, guarderete le vostre vecchie foto, allora vi ricorderete, in un modo che adesso non potete nemmeno immaginare, quante possibilità c’erano dietro a voi e che fantastico aspetto avevate. Perché, sapete, non siete grassi come credete!

Non preoccupatevi del futuro. Oppure, preoccupatevene, ma sapendo che tanto è un gesto inutile. Non vi aiuterà più di quanto masticare un chewing gum vi possa aiutare a risolvere un problema di algebra.

I veri problemi della vita tendono ad essere cose che mai prima hanno incrociato le vostre preoccupazioni. Quel tipo di cosa che ti fulmina verso le quattro di un martedì qualunque.

Fate, ogni giorno, una cosa che vi spaventi.

Cantate.

Non siate avventati con i cuori degli altri, ma non tollerate chi è avventato con il vostro cuore.

E non perdete il vostro tempo con la gelosia.

Vi accadrà di essere in testa, altre volte indietro. È una corsa lunga, ma alla fine è una corsa solo con voi stessi però.

Ricordatevi dei complimenti che riceverete e dimenticate gli insulti.

Conservate le vecchie lettere d’amore.

Gettate via i vecchi estratti conto.

Stiratevi spesso!

Non sentitevi in colpa se non sapete cosa volete fare della vostra vita. Le persone più interessanti che conosco non sapevano cosa fare della loro vita quando avevano 22 anni. E alcuni dei più interessanti quarantenni che oggi io conosco non lo sanno ancora adesso.
Prendete molto calcio. Siate gentili con le vostre ginocchia, quando cederanno vi mancheranno!

Forse vi sposerete, forse no. Forse avrete dei bambini, forse no. Forse divorzierete a 40 anni, forse ballerete sul tavolo al party per le vostre nozze d’oro.

In ogni caso, non congratulatevi troppo con voi stessi e nemmeno state troppo a borbottare contro voi stessi.

Le vostre scelte saranno per metà frutto del caso, è così per tutti.

Godetevi il vostro corpo. Usatelo in tutti i modi che potete. Non abbiate paura di lui o di cosa la gente pensa di lui. È il più grande strumento che mai avrete.

Danzate, anche se non avete altro posto per farlo che la vostra camera.

Leggete le istruzioni per l’uso, anche se non le seguirete.

Non leggete le riviste di moda, vi faranno solo incazzare!

Sforzatevi di conoscere i vostri genitori, non potete mai sapere quando se ne andranno.

Siate gentili con i vostri fratelli e fratellastri. Sono il miglior legame che avete con il vostro passato e quelli che, più probabilmente, vi rimarranno attaccati nel futuro.

Cercate di capire che gli amici vanno e vengono, ma alcuni, pochi, è bene tenerli stretti.

Lavorate duro per costruire ponti sulla terra e nella vita, poiché più vecchi sarete più avrete bisogno di gente che vi conosceva quando eravate giovani.

Vivete a New York almeno una volta, ma andatevene via prima di diventare troppo duri.

Vivete in California almeno una volta, ma andatevene via prima di diventare troppo molli.

Accettate alcuni inevitabili verità, tipo: i prezzi saliranno, i politici avranno delle amanti e voi diventerete vecchi. Quando lo diventerete, vi verrà da fantasticare che ai vostri tempi i prezzi erano ragionevoli, i politici persone nobili e i figli rispettavano i genitori.

Ah!
Rispettate i vostri genitori.

Non aspettatevi aiuto da nessuno. Magari avete investito in azione sicure, magari avete una moglie sanissima ma non potete mai sapere quando tutto decide di andare storto.

Non sprecate troppo tempo con i vostri capelli! O quando avrete 40 anni vi sembrerà di averne 85!

E infine, guardatevi da quelli che vi danno consigli. Ma anche siate pazienti con loro. Dare consigli è un modo di avere nostalgia. È un modo di ripescare il proprio passato dall’oblio e di liberarsene.
Riverniciando le pareti brutte e dandogli un valore che prima non aveva.

E comunque alla fine, fidatevi di me, mettete sti occhiali da sole!”

Perché “La Cura” di Battiato non può essere interpretata soltanto come una canzone romantica.

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Chi non conosce l’intensa melodia – accompagnata da un altrettanto articolato e profondo testo – di uno dei brani più noti ed apprezzati del Maestro Battiato? 

Una volta, su un blog, lessi un commento che, più o meno, diceva:

“E c’è, ancora, chi crede che questa sia una canzone sdolcinata”.

In una sola riga, quel tizio aveva smontato tutte le mie convinzioni a riguardo, eppure, dopo una ricerca dettata dalla curiosità di verificare se quella frase provocatoria fosse fondata o meno, mi resi conto che non aveva poi tutti i torti.

Ciò che è certo, è che l’elemento portante dell’intero componimento, sia l’amore.

Ascoltando la canzone, infatti, è possibile notare una serie di promesse di protezione da parte dell’uomo verso la donna amata, e di certo non è una chiave di lettura sbagliata. Ma siamo sicuri che questa interpretazione – nonostante sia sicuramente la più gettonata – sia l’unica da poter attribuire al brano?

Proviamo a soffermarci su alcuni degli estratti più significativi dalla canzone:

“Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie. Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare”.

Certo, quando si è innamorati, ci si crede capaci di tutto, ma anche la persona più romantica del mondo, deve fare i conti con delle potenzialità limitate. Come può un essere umano alleviare i dolori di un altro con la sola forza della volontà, o addirittura impedire che questo invecchi, ad esempio?

“Conosco le leggi del mondo e te ne farò dono”.

Esistono indubbiamente miriadi di avvocati validi, che conoscono a memoria ogni tipo di legge. Ma chi può dire di conoscere tutte le leggi del mondo, se per qualsiasi essere umano esistono misteri inspiegabili?

La canzone è quindi una sorta di preghiera inversa, un Dialogo tra Dio (che parla) e l’uomo (che ascolta). Se, quando preghiamo, siamo noi a rivolgerci a Dio con la profonda convinzione che lui sia lì a prendersi cura delle nostre suppliche, in questo caso avviene l’esatto contrario: è Dio che parla all’uomo, a suo figlio.

Ecco, in sintesi, un’ulteriore interpretazione d’amore, inteso in senso più ampio, rispetto al classico amore carnale tra due persone.

In fondo, il bello della musica è proprio la libertà che ci lascia di colorare a nostro piacimento, le creazioni che riceviamo in dono dai nostri autori preferiti.