Perché ci si lamenta del progresso tecnologico proprio sui social network?

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La gente ama parlare, a volte anche a sproposito, si sa. E nonostante passi il tempo, cambino le location o i modi di dire; le abitudini rimangono, pressappoco, sempre le medesime. Le classiche chiacchiere da bar (dure a morire) sono, adesso, affiancate da innumerevoli discussioni social a suon di toni poco candidi e tasto “rimuovi dagli amici”, sempre a portata di click.

A chi non è mai capitato, scorrendo tra un post e l’altro sulla home di Facebook o Twitter, di leggere (volente o nolente) sfilze di papiri enormi, provenienti da vari profili, il cui succo, alla fin fine, è sempre lo stesso: un perenne lamento su quanto fosse tranquilla la vita prima che le nostre giornate venissero invase con prepotenza dai social? I classici piagnucolii da tastiera che è, appunto, possibile leggere solo perché la stessa persona che tanto si dice “stanca” è comunque, quotidianamente, onnipresente sul social che è impegnata a criticare con tanta ostilità.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: perché l’essere umano è incapace di trarre profitto da ciò che l’era digitale gli offre, concentrandosi solo su quello che (a suo dire), questa le nega?

Omologazione, potrebbe essere una delle risposte al quesito: si tende a fare quello che fa la massa, onde evitare di essere gli emarginati della situazione. Ma non soltanto.Alla base della gran parte delle abitudini umane, vi è un alto tasso di insoddisfazione che porta a trovare (magari inconsciamente) nei social una “valvola di sfogo” che possa alleviare la tensione.

Una sorta di versione moderna del vecchio diario segreto su cui, la sera, solitamente dopo cena, si gettavano, nero su bianco, gioie e dolori riguardo alla giornata appena trascorsa. E’ giusto, quindi, riconoscere ai social i meriti che gli spettano, senza dover per forza attribuire loro le colpe di vicende che, probabilmente, esisterebbero anche senza una connessione, nella nostra quotidianità.

E’ bene assumere un approccio rilassato verso uno strumento  potente come la rete, che unisce l’utile al dilettevole, permettendo di lavorare comodamente da casa (per chi svolge professioni digitali), eseguire pagamenti dalla sedia della propria scrivania, godersi un buon film d’autore. Riflettiamo su quanto, la tecnologia abbia semplificato le nostre azioni quotidiane. E, se così non fosse, abbiamo sempre la facoltà di staccare la spina dell’adsl!

I consigli di Umberto Eco per parlare bene l’italiano.

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Ogni aspirante scrittore, prima di mettere nero su bianco quella che è la sua storia, necessita di guide adeguate affinché la grammatica del proprio romanzo sia ineccepibile.  Seppur in chiave ironica, le trentasei regole dispensate da Umberto Eco, non possono che fare bene a chiunque decida di addentrarsi nel meraviglioso, ma (ahinoi) anche insidioso universo della scrittura.

Ecco i suggerimenti, da cui trarre insegnamento, dello scrittore:

1. Evitate le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4. Esprimiti siccome ti nutri.

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7. Stai attento a non fare…  indigestione di puntini di sospensione.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9. Non generalizzare mai.

10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.

12. I paragoni sono come le frasi fatte.

13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14. Solo gli stronzi usano parole volgari.

15. Sii sempre più o meno specifico.

16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

18. Metti, le virgole, al posto giusto.

19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non sempre è facile.

20. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

21. C’è davvero bisogno di domande retoriche?

22. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

23. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fa sbaglia.

24. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

25. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

26. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

27. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche e simili.

28. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “5 maggio”.

29. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

30. Pura puntiliosamente l’ortograffia.

31. Non andare troppo sovente a capo.

Almeno, non quando non serve.

32. Non usare mai il plurale maiestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

33. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

34. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiono come altrettante epipfanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.

35. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

36. Una frase compiuta deve avere

“Le sette leggi spirituali del successo” di Deepak Chopra.

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Mi è capitato, questo pomeriggio, di imbattermi in queste interessantissime leggi e, catapultarmi, con la mente, in un’altra dimensione mentre ero immersa nella lettura. Un piacevole invito alla meditazione che, potrebbe trasformarsi in una preziosa fonte d’ispirazione per molti. Buona lettura!

1. LEGGE DELLA POTENZIALITA’ PURA

Entrerò in contatto con il campo della potenzialità pura, trovando ogni giorno il tempo per rimanere in silenzio, semplicemente per esistere. Inoltre, siederò da solo, in meditazione silenziosa, almeno due volte al giorno, per circa trenta minuti la mattina e trenta minuti la sera.

Ogni giorno troverò il tempo per entrare in comunione con la natura e per percepire in silenzio l’intelligenza che è in ogni essere vivente. Mi siederò e, in silenzio, osserverò il tramonto, oppure ascolterò il rumore dell’oceano o di un corso d’acqua, o semplicemente sentirò il profumo di un fiore. Nell’estasi del mio silenzio attraverso la comunione con la natura godrò del palpitare eterno della vita, del campo della potenzialità pura e della creatività illimitata.

Mi eserciterò nell’astensione dal giudizio. Inizierò la giornata con la seguente affermazione: ‘Oggi non esprimerò giudizi di sorta’ e, nel corso della stessa, mi ricorderò di questo proposito.

2. LEGGE DEL DARE

Farò un regalo – un complimento, un fiore, una preghiera – a chiunque incontri, ovunque vada. Oggi regalerò qualcosa a tutte le persone con le quali entrerò in contatto e avvierò così quel processo che fa fluire la gioia, la ricchezza e l’abbondanza nella mia vita e in quella altrui.

Oggi accoglierò con gratitudine tutti i doni che la vita mi offre. Accoglierò i doni della natura: il sole, il cinguettio degli uccelli, o le piogge primaverili, o la prima neve dell’inverno. Inoltre sarò disponibile a ricevere anche i doni degli altri, che siano oggetti, denaro, complimenti, preghiere.

3. LEGGE DEL ‘KARMA‘ O DELLA CAUSA-EFFETTO

Oggi valuterò le scelte che compio in ogni istante e, grazie a questa semplice osservazione, le porterò a livello cosciente. Saprò che il modo migliore per prepararsi ad ogni momento futuro, consiste nell’essere pienamente cosciente del presente.

Ad ogni scelta che farò, mi porrò due domande: ‘Quali sono le conseguenze della scelta che mi accingo a fare?’ e ‘Questa scelta porterà soddisfazione e felicità a me e alle altre persone che ne saranno influenzate?’.

Chiederò quindi consiglio al mio cuore e mi farò guidare dalle sensazioni di benessere o di disagio che induce in me. Se la scelta compiuta mi procura una sensazione di benessere, cercherò di raggiungere con fiducia l’obiettivo prestabilito. Se, invece, avvertirò una sensazione di disagio, mi concederò un attimo di riflessione e analizzerò, con la mia vista interiore, le conseguenze della mia azione. Questo processo mi permetterà di fare spontaneamente le scelte giuste per me e per quelli che mi stanno accanto.

4. LEGGE DEL MINIMO SFORZO

Praticherò l’accettazione. Oggi accetterò la gente, le situazioni, le circostanze e gli eventi così come si presentano. Terrò a mente che:

il momento presente è come dovrebbe essere

perché l’intero universo è come dovrebbe essere. Non lotterò contro l’intero universo, lottando contro il momento presente. La mia accettazione è totale ed assoluta. Accetto le cose come sono al momento presente, non come vorrei che fossero.

Una volta accettate le cose come sono, mi assumerò la responsabilità della mia situazione e di tutti gli eventi che recepisco come problemi. Mi rendo conto che assumere un atteggiamento responsabile vuol dire non attribuire a nessuno (neanche a me stesso) la colpa della situazione in cui mi trovo. Mi rendo altresì conto che dietro ogni problema si nasconde un’opportunità di soluzione; la ricerca attenta di tale opportunità mi permette di afferrare il momento presente e di trasformarlo in un beneficio maggiore.

Oggi la mia coscienza sarà orientata verso un atteggiamento di non-difesa. Reprimerò l’impulso di difendere il mio punto di vista. Non sentirò il bisogno di convincere gli altri ad accettare la mia ottica. Mi aprirò a tutti i punti di vista e non mi aggrapperò tenacemente ad uno solo di essi.

5. LEGGE DELL’INTENZIONE E DEL DESIDERIO

Farò una lista dei miei desideri e la porterò con me ovunque io vada. Ne prenderò visione prima di rimanere in silenzio e prima di iniziare la meditazione, prima di addormentarmi la sera e quando mi sveglio al mattino.

Libererò i desideri che ho annotato e li abbandonerò nel grembo del creato, fiducioso del fatto che, quando le cose non sembrano andare come vorrei, ciò non avviene per caso e che il creato ha in serbo per me progetti persino più grandiosi dei miei.

Mi ricorderò di essere cosciente del momento presente in ogni mia azione. Non permetterò che gli ostacoli consumino l’energia della mia attenzione per il momento presente. Accetterò il presente così com’è e manifesterò il futuro attraverso i miei più forti, ed intensi, desideri e propositi.

6. LEGGE DEL DISTACCO

Oggi praticherò il distacco. Mi lascerò libero di essere quello che sono e lo stesso farò nei confronti di tutti quelli che mi circondano. Non imporrò le mie idee personali su come dovrebbero essere le cose. Non imporrò le mie soluzioni ai problemi perché così me creerei ulteriori. Prenderò parte a tutto, ma con distacco.

Oggi farò dell’incertezza l’ingrediente principale della mia esperienza. La mia determinazione ad accettare l’incertezza favorirà l’emergere spontaneo delle soluzioni dai problemi, dalla confusione, dal disordine e dal caos. Quanto più le cose appariranno incerte, tanto più mi sentirò sicuro perché l’incertezza è la via alla libertà. Attraverso la saggezza dell’incertezza, troverò la mia sicurezza.

Entrerò nel campo delle possibilità infinite e pregusterò l’eccitazione che si prova quando si rimane aperti ad un’infinità di scelte. Nel campo delle possibilità infinite sperimenterò tutta l’allegria, l’avventura, la magia e il mistero della vita.

7. LEGGE DEL ‘DHARMA‘ O DELLO SCOPO DELLA VITA

Oggi alimenterò amorevolmente il dio o la dea che cresce nel profondo della mia anima. Presterò attenzione allo spirito che dimora dentro di me e che anima il mio corpo e la mia mente. Trasporterò la coscienza dell’Essere eterno nell’esperienza temporale.

Preparerò una lista dei miei talenti peculiari e una delle cose che amo fare quando li esprimo. Esprimendoli e mettendo al servizio dell’umanità, perdo la nozione del tempo e creo l’abbondanza per me e per gli altri.

Mi chiederò ogni giorno: ‘Come posso essere utile?’ e ‘Come posso aiutare?’. Le risposte a queste domande mi permetteranno di servire ed aiutare con amore i miei simili.

Deepak Chopra

Cosa fare quando l’apatia diventa uno stile di vita.

rain_by_awetzelFermiamoci un attimo ad analizzare la frase “non sento più nulla”. Può provenire dalla bocca di un adolescente alla sua prima delusione amorosa, ma anche da quella di una persona adulta che lotta, giornalmente, contro la propria apatia. Poco importa. Nessuno dei due casi è meno credibile dell’altro. Già, perché, molto spesso, quando una persona a noi cara ci dice di star male fisicamente, la prima cosa che facciamo è consigliarle un buon medico, affinché risolva il problema. Ma accade lo stesso quando qualcuno ci dice di non sentire più le emozioni? Consideriamo quel “disturbo”, se così si può definire, quasi una sorta di lamento, e invitiamo la persona che ne è affetta a preoccuparsi di faccende più importanti. In questo modo, non stiamo facendo altro, che alimentare la sua impassibilità, facendole credere che non ci sia nulla da fare per migliorare la propria condizione.

A chi non è mai capitato di attraversare un periodo buio, e di conseguenza desiderare di ridurre le serate trascorse in compagnia di amici o conoscenti, per ritagliarsi un po’ di tempo per sé stesso, finendo, però, per isolarsi? Certo, non sempre la compagnia è la soluzione adatta, specie se si tratta di uno di quei giorni in cui ci si sente incompresi anche dalle persone care, ma, è anche vero che la solitudine non è la soluzione. 

E’ importante, però, fare una distinzione tra depressione e apatia: mentre la prima è considerata una malattia (per essere precisi, la malattia che spaventa di più dopo il cancro), caratterizzata spesso da stati d’animo negativi che, spingono ad un’inevitabile assenza di positività, l’apatia è una condizione meno preoccupante, in quanto, chi è apatico non sta male, semplicemente è indifferente a ciò che lo circonda.

Il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’apatia. Posso affrontare l’odio, posso affrontare la collera, posso affrontare la disperazione, posso affrontare chiunque senta qualcosa, ma non posso affrontare il niente.

Leo Buscaglia.

Come rimediare?

  • La prima cosa da fare è, senza dubbio, cercare di riattivarsi, riscoprendo le proprie emozioni attraverso una prospettiva diversa rispetto a quella precedentemente adottata (E’ successo qualcosa di brutto? Non fossilizzatevi su quella delusione, pensando che sarà sempre così, ma agite nuovamente con lo spirito di arrivare ad una conclusione positiva).
  • Non chiudetevi in voi stessi. Coltivate un nuovo hobby, magari iniziando a frequentare una palestra. In questo modo, oltre a sentirvi più soddisfatti della vostra forma fisica, potete anche intraprendere nuove conoscenze che potrebbero arricchire la vostra vita, e, perché no, magari anche incontrare l’amore!
  • Ponetevi degli obiettivi, non importa se a primo impatto sembrano irrealizzabili. Il primo passo, in qualunque campo, è sempre quello di mettersi in gioco. Avete la passione per la cucina? Iscrivetevi ad un corso. In fondo, anche i chef stellati sono stati dei semplici allievi, prima di diventare dei veri e propri professionisti.
  • Prendete in considerazione l’idea di andare da un terapeuta. Parlare con uno sconosciuto, libero da legami emotivi verso la nostra persona, è indubbiamente più facile che sfogarsi con un amico o un familiare che potrebbe preoccuparsi più del dovuto nel vederci particolarmente giù. Il terapeuta non ci conosce, inoltre, essendo un esperto del mestiere, non si allarmerà, di conseguenza, sarà più semplice e liberatorio esporgli la nostra situazione.

Elogio alla solitudine.

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“Si sa, non tutti se la possono permettere: non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati. Non se la può permettere il politico: il politico solitario è un politico fottuto di solito.

Però, sostanzialmente quando si può rimanere soli con sé stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l’universo: dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo, addirittura, che si riescano a trovare anche delle migliori soluzioni, e, siccome siamo simili ai nostri simili credo che si possano trovare soluzioni anche per gli altri.

Con questo non voglio fare nessun panegirico né dell’anacoretismo né dell’eremitaggio, non è che si debba fare gli eremiti, o gli anacoreti; è che ho constatato attraverso la mia esperienza di vita, ed è stata una vita (non è che dimostro di avere la mia età attraverso la carta d’identità), credo di averla vissuta; mi sono reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura, invece l’uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura”.

Fabrizio De Andrè.