Il Paradiso ha una porta sul retro

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“Paradiso”. Chissà quante volte, in qualsiasi dimora del globo terrestre, i genitori timorati di Dio abbiano pronunciato questa parola, per indirizzare i propri figli verso la retta via e spingerli a comportarsi in modo clemente con il loro prossimo. Quando si è ancora bambini, per inesperienza, ingenuità, o semplicemente perché non si è ancora stati contaminati dal marciume sparso per il mondo, si tende a credere senza riserve a tutto quello che si sente, e io non facevo certo eccezione.

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Perché evitare di pubblicare il proprio romanzo con una casa editrice a pagamento

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Quando cominciai a buttare giù le prime righe del mio romanzo, non conoscevo praticamente nulla del panorama editoriale. A dire il vero, non avevo proprio pensato a un’eventuale pubblicazione. Certo, è sempre il fine ultimo per chiunque nutra il desiderio di trasformare la scrittura in un lavoro vero e proprio, ma bisogna procedere con ordine. Ecco perché ho preferito studiare e documentarmi, prima di addentrarmi nei meandri dell’intricato mondo editoriale.

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Sale d’attesa, sogni traballanti e partenze definitive

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La sala d’attesa del dentista era così affollata che sarebbe stato possibile iniziare a leggere Anna Karenina e terminarlo ancora prima che arrivasse il mio turno. Mentre cercavo di catapultarmi, con la mente, nella fredda Russia ottocentesca, sentii una stridula voce femminile, che non mi giunse affatto nuova:

«Nina, quanto tempo!”

«Ciao, Eva.» replicai.

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Tre chili e mezzo di malinconia

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Quanto ti pesa, questa distanza?

Sicuramente più del chilo di mele rosse che, ogni mattina, compri dal fruttivendolo sotto casa, prima di andare al lavoro, perché preparare torte e biscotti di notte, quando la città entra in letargo e il rumore dell’impasto si mischia coi battiti del tuo cuore triste, ti aiuta a ricomporre tutti i pezzi, o a crederlo, almeno.

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La Montagna della Pace

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C’era una montagna, in paese, in cui mi rifugiavo tutte le volte che la paura prendeva il sopravvento. Una montagna in cui nessuno andava mai, perché il sentiero da percorrere per raggiungerla era ripido, e il vento, a causa dell’altezza, si divertiva a sballottolare i corpi come una palla da bowling fa con i birilli contro cui si lancia. Io non avevo mai avuto difficoltà di arrivare fin lì; la mia reale paura era rappresentata dai luoghi affollati, mica da quelli solitari. Tutto ciò che contribuiva a creare una distanza tra me e i giudizi della gente era un posto privo di insidie, per me.

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Marcel Proust, le petites madeleines e il potere della memoria involontaria

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A chi non è mai successo di rievocare un ricordo, che credeva di aver dimenticato, attraverso un sapore? Magari uno di quei cibi particolari che si era soliti assaggiare solo quando si faceva visita a un parente lontano, e che riportano subito a galla le abitudini legate all’infanzia.

È proprio quello che succede nel primo volume di Alla ricerca del tempo perduto, capolavoro proustiano del Moderismo francese.

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