Autunno senza foglie

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Mentre camminavo ho visto una foglia gettarsi da un albero. Forse era stanca della monotonia. Sembrava cercasse la pace attraverso il lancio, come il più disperato degli uomini dopo il grande errore della vita. L’innato romanticismo dell’essere umano induce a pensare che ogni foglia lotti con tutta se stessa pur di non staccarsi da quell’albero che ha sempre rappresentato il suo rifugio; invece io credo che la maggior parte di loro si stacchi volontariamente, forse ancora prima che il grande capo la sfratti senza preavviso. E di coraggio ce ne vuole un bel po’, per anticipare i tempi di un addio.

Ignorare i dettagli legati alla natura diventa un’ardua impresa quando si cammina: ogni mandorla calpestata, ogni raggio di sole che cerca di farsi spazio tra i rami, ogni melo-cotogno ricoperto dalle foglie secche ha una storia a cui un’anima ancora dotata di entusiasmo e curiosità dovrebbe interessarsi. Ogni passo in avanti modifica qualcosa, nulla rimane inalterato.

Desideriamo così tanto mostrarci come il perfetto esempio di spirito libero, da voler prendere le immediate distanze dalle nostre radici, eppure restiamo saldamente attaccati a loro, trascinandole con noi, anche durante quei voli pindarici che intraprendiamo nel corso della vita. Ma volare con addosso il carico di tutte le speranze perdute facilita lo schianto, e allora si rinuncia, perché la paura di appesantirlo ulteriormente e sbriciolarsi prevale sull’adrenalina.

Io non voglio rinunciare, voglio essere come la foglia che sceglie il proprio destino in totale autonomia, senza dipendere dalle tempistiche di un albero. Voglio andare incontro a ogni paura, a costo di perdere le ali durante il volo. E le cadute le metto in conto, ma so anche che nessuno schianto, nemmeno il più violento, potrà mai essere così decisivo da impedire all’erba di ricrescere.

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Il Paradiso ha una porta sul retro

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“Paradiso”. Chissà quante volte, in qualsiasi dimora del globo terrestre, i genitori timorati di Dio abbiano pronunciato questa parola, per indirizzare i propri figli verso la retta via e spingerli a comportarsi in modo clemente con il loro prossimo. Quando si è ancora bambini, per inesperienza, ingenuità, o semplicemente perché non si è ancora stati contaminati dal marciume sparso per il mondo, si tende a credere senza riserve a tutto quello che si sente, e io non facevo certo eccezione.

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Perché evitare di pubblicare il proprio romanzo con una casa editrice a pagamento

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Quando cominciai a buttare giù le prime righe del mio romanzo, non conoscevo praticamente nulla del panorama editoriale. A dire il vero, non avevo proprio pensato a un’eventuale pubblicazione. Certo, è sempre il fine ultimo per chiunque nutra il desiderio di trasformare la scrittura in un lavoro vero e proprio, ma bisogna procedere con ordine. Ecco perché ho preferito studiare e documentarmi, prima di addentrarmi nei meandri dell’intricato mondo editoriale.

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Sale d’attesa, sogni traballanti e partenze definitive

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La sala d’attesa del dentista era così affollata che sarebbe stato possibile iniziare a leggere Anna Karenina e terminarlo ancora prima che arrivasse il mio turno. Mentre cercavo di catapultarmi, con la mente, nella fredda Russia ottocentesca, sentii una stridula voce femminile, che non mi giunse affatto nuova:

«Nina, quanto tempo!”

«Ciao, Eva.» replicai.

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Tre chili e mezzo di malinconia

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Quanto ti pesa, questa distanza?

Sicuramente più del chilo di mele rosse che, ogni mattina, compri dal fruttivendolo sotto casa, prima di andare al lavoro, perché preparare torte e biscotti di notte, quando la città entra in letargo e il rumore dell’impasto si mischia coi battiti del tuo cuore triste, ti aiuta a ricomporre tutti i pezzi, o a crederlo, almeno.

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La Montagna della Pace

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C’era una montagna, in paese, in cui mi rifugiavo tutte le volte che la paura prendeva il sopravvento. Una montagna in cui nessuno andava mai, perché il sentiero da percorrere per raggiungerla era ripido, e il vento, a causa dell’altezza, si divertiva a sballottolare i corpi come una palla da bowling fa con i birilli contro cui si lancia. Io non avevo mai avuto difficoltà di arrivare fin lì; la mia reale paura era rappresentata dai luoghi affollati, mica da quelli solitari. Tutto ciò che contribuiva a creare una distanza tra me e i giudizi della gente era un posto privo di insidie, per me.

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