La suggestiva statua dell’Anonimo, colui che agisce in soccorso di scrittori e studenti universitari in cerca di buon auspicio

Statue_of_Anonymus_(Budapest,_2013)

Secondo un’antica leggenda, l’affascinante statua dell’Anonimo scolpita da Miklós Ligeti, che giace all’ingresso del parco del Varosliget, a poche centinaia di metri da Piazza degli Eroi, nel cuore di Budapest; sarebbe un vero e proprio “portafortuna” per gli scrittori (o aspiranti tali) in crisi, e per tutti gli studenti  prossimi a esami decisivi per la loro carriera universitaria.

L’opera, considerata una delle statue più caratteristiche che è possibile visitare a Budapest, si riferisce a un uomo realmente esistito durante il periodo medievale, che ricopriva il ruolo di scrivano reale di Re Bela.

Uno degli aspetti più interessanti legati alla tenebrosa (e, al tempo stesso, inquietante) figura, rappresentata in fase di contemplazione, è la carica di mistero espressa dal volto chinato e coperto, che cattura immediatamente l’attenzione e la curiosità dei passanti.

A rendere il luogo ancora più pittoresco, l’edera rampicante, i vecchi edifici in diversi stili, e un discreto spazio tinto di verde nel quale è possibile addentrarsi e immortalare scorci di paesaggio.

Tra le varie leggende folkloristiche e scaramanzie che ruotano attorno alla statua, la più popolare racconta che basti strofinare – o semplicemente toccare – la penna tenuta in mano dall’Anonimo, per ritrovare l’ispirazione smarrita e ambire a svolgere, con successo, la professione di scrittore (pare che questo gesto porti molta fortuna).

 

.

 

 

Annunci

Il vestito rosso

bloody-laundry

Quando io e Artemisia ci conoscemmo, eravamo alte poco più più di un metro. Il primo dettaglio che, guardandola, rimase impresso nella mia mente, fu il lungo vestito bianco che indossava durante il primo giorno di scuola. Il secondo, invece, fu il nome. Diceva che i suoi genitori l’avessero chiamata in quel modo per far sì che chiunque potesse distinguerla, in mezzo a quel cumulo di ragazzine tutte uguali.

I nostri compagni di classe ridevano di lei a crepapelle, simulando le giravolte che era solita fare per i corridoi.Qualcuno diceva che fosse alquanto strana, ma lei sembrava non dare molto peso ai loro giudizi. Sembrava vivesse in un modo parallelo in cui c’era spazio solo per il suo smisurato ego. Trascorremmo interi mesi senza rivolgerci la parola finché un giorno, quella che sembrava dover diventare una solida amicizia, cominciò a piantare i primi semi. Le ore passate insieme iniziarono a moltiplicarsi, fino a diventare inseparabili, nonostante fosse l’essere più lontano da me al mondo.

Artemisia non era l’insostituibile amica di cui ci si vorrebbe vantare; al contrario, era quella che poteva essere definita una persona tossica, nociva. Durante un caldo pomeriggio autunnale, litigò furiosamente con la madre, a causa del mancato acquisto dell’abito rosso porpora che le era stato promesso per il suo diciassettesimo compleanno. Quell’indumento era diventato il suo chiodo fisso, sembrava non riuscisse a pensare ad altro. Era capace di ripetere la stessa frase per ore, soprattutto nei casi in cui si rendeva conto di avere torto marcio, come se quell’insistenza potesse portare il malcapitato interlocutore a darle ragione.

Nell’arco di una settimana, feci l’esperimento di segnare su un taccuino ogni lamento legato alla questione: ben duecentoventuno volte. Sembrava che al posto della gola avesse una sonora cascata d’acqua che non si sarebbe mai prosciugata.Compresi, dopo aver ignorato diversi campanelli d’allarme, che fosse affetta da un grave disturbo ossessivo-compulsivo che la portava a ridurre in brandelli la pazienza di chiunque venisse in contatto con lei.

Artemisia non era capace di rincorrere la felicità; il suo smisurato pessimismo aveva spazzato via ogni spiraglio di luce. Nessuno voleva la sua compagnia, forse perché non era mai stata brava a stringere amicizia con i suoi coetanei. La sua era un’esistenza in scala di grigi, con qualche leggera sfumatura di bianco, di tanto in tanto.Mi sforzai di sopportare i suoi vaneggiamenti immotivati per anni, finché, come una vigliacca, decisi di abbandonarla anch’io, accampando una scusa.

Non disse nulla, nonostante l’evidente smarrimento che lessi nei suoi occhi. Si limitò ad allontanarsi, prestando particolare attenzione a non calpestare le linee del pavimento, come era sua abitudine fare prima di abbandonare qualunque stanza. Nei giorni seguenti, cominciò a vomitare ingiuriose accuse rivolte alla mia persona, come se la necessità di far giungere tutto il suo disprezzo fosse un bisogno fisiologico.

Quelle parole mi ferirono al punto che decisi di interrompere la conversazione, prima che potesse degenerare.Nessuno pensa mai a quelli che si trovano dall’altra parte della barricata. Coloro che, dall’alto della loro sensibilità, si fanno carico dei tormenti di chi è affetto da qualsiasi tipo di disturbo, fisico o mentale che sia. È come se il loro operato fosse qualcosa di scontato, dovuto e non meritasse, dunque, alcuna gratificazione.

Quanta ipocrisia alberga nell’essere umano. Decisi che avrei dovuto pianificare la mia vendetta, senza lasciare nulla al caso: nessuno doveva sospettare della mia colpevolezza.Venni, inspiegabilmente, inghiottita da un’insana voglia di pareggiare i conti nel modo più crudele che potesse esistere. D’altronde, chi non è mai stato posseduto da un desiderio inconfessabile? La fame di vendetta è uno degli impulsi primitivi che mordono il cuore umano, ancora prima dell’amore.

Scrissi ad Artemisia una lettera di sentite scuse e le diedi appuntamento nei pressi di una campagna a qualche isolato da casa mia. Mi guardò dall’alto in basso, per l’ennesima volta, come a voler sottolineare la sua indiscussa superiorità. Quello sguardo altezzoso era ciò che più mi mandava fuori di testa: era arrivato il momento di dire basta.

Ci incamminammo verso il fiume. Artemisia procedeva con passo spedito, io proseguivo più lentamente, nel tentativo di accertarmi che nessuno ci stesse seguendo.

«Scusa, Artemisia.» sussurrai sgozzando la sua gola, ancora prima che potesse replicare. Fu un colpo netto, deciso, perfettamente mirato.

Non riuscivo a comprendere perché il mio lato più spietato avesse desiderato mettere in atto l’attesa vendetta in quel modo tanto subdolo, ma non provai alcun senso di colpa. Al contrario, fissare i suoi occhi spalancati, ormai privi di vita, mi fece sentire libera come un latitante sfuggito alle forze dell’ordine.

Il suo sangue chiaro cominciò a zampillare fino a sgorgare nelle limpide acque del fiume, mentre il corpo senza vita galleggiava indisturbato lungo la corrente, accompagnato dal candido canto degli usignoli.

Il suo candido vestito bianco si era finalmente tinto rosso porpora, come aveva sempre desiderato lei.

«Riposa in pace, Artemisia. Non ringraziarmi».

 

Impressioni di settembre

tumblr_static_filename_640_v2

C’è il sole, ma l’afa ha finalmente tolto il disturbo, cedendo il posto ai venticelli di fine estate.

Settembre è arrivato, come sempre, senza chiedere permesso. Si è fatto spazio tra le speranze, i soliti progetti rimandati e, forse, qualche paura.

Da bambina lo temevo, quasi come fosse un giudice al quale avrei dovuto spiegare le ragioni delle mie mancate azioni. Rappresentava quelle mattine tiepide che mi buttavano giù dal letto contro la mia volontà, per poi spedirmi tra i muri grigi e impastocchiati di una classe qualunque, a fingere sorrisi di riflesso a compagni di classe superficiali e fastidiosi.

È sempre stato scomodo da vivere, eppure, da un po’ di anni a questa parte, a me piace vederlo come l’inizio di un promettente autunno, piuttosto che come la fine di un’estate fugace che non ha concesso abbastanza tempo per rincorrere tutte le ambizioni. L’inizio, di solito, libera più adrenalina, ma quasi mai si riesce a fare a meno di soffermarsi sulla malinconia causata dalla fine.

Settembre non è un mese per tutti, non lo sarà mai.

Settembre è sempre stato incompreso dai più. Il suo mare, il suo clima, i suoi tramonti non sono poi tanto differenti da quelli estivi; eppure sono così temuti, quasi indesiderati.

Settembre è per i malinconici che, però, sono in grado di spogliarsi abilmente di tutto ciò che è stato, per lasciar spazio ad abiti nuovi e incamminarsi verso orizzonti sconosciuti, ed è per questo che mi piace.

Le cose migliori della vita sono gratuite (e terapeutiche)

park-landscape

“I sei migliori dottori: sole, acqua, riposo, aria, esercizio fisico e dieta.” – Wayne Fields

Ho sempre creduto che le migliori cose della vita siano gratuite. Il sole sulla pelle, dopo aver immerso il corpo in acqua è una delle mie esperienze preferite. Non c’è nulla che io ami di più dello stare in piscina in estate.

Anche se i medici mi hanno aiutato con la depressione, è la natura ad aver messo a mia disposizione i migliori dottori. Quando sono in mezzo alla natura, mi sento rigenerata.

Da bambina mi piaceva avventurarmi. Ero capace di arrampicarmi dal giardino dei miei genitori, insieme ai figli dei vicini, dicendogli che saremmo andati a esplorare la foresta.

Ero una piccola bambina della natura, innamorata dei fiori, del sole e degli alberi.

Questi sono alcuni dei miei migliori ricordi d’infanzia. Ma una volta cresciuta ho dimenticato il potere ricostituente della natura.

Ho iniziato a lavorare a tempo pieno, sfruttando i fine settimana per le faccende domestiche. Ho smesso di fare le cose che amavo. Ho dimenticato di avventurarmi nella foresta.

Per anni ho sofferto di disturbo affettivo stagionale. In inverno, mi colpiva una profonda depressione. Ero esausta. Non volevo nemmeno uscire fuori dal letto.

Mi sentivo soffocare dentro. Le cupe notti e i freddi inverni sembravano scaricare la mia anima. In primavera, mi sentivo rinata.

Una volta realizzato che si trattava di un preciso aspetto stagionale della mia depressione, ho iniziato a prendere delle misure preventive. Ho comprato un involucro trasparente e ho iniziato ad alzarmi ogni giorno più presto, per prendere un po’ di sole in inverno. Ho stabilito un punto in cui incontrare i miei amici e non stare a casa tutto il giorno.

Ci sono diversi strumenti che ho usato per superare la mia depressione. Ho visto uno psicologo e ho preso delle medicine.

Ma, per me, la miglior medicina è la prevenzione. È andare incontro al mondo ogni giorno.

Prendere sole a sufficienza è vitale per il mio benessere. Mi sento quasi come se il sole mi ricaricasse, quando sono fuori. Mi concedo una camminata mattutina, ogni giorno, per far passeggiare i cani e ascoltare gli uccelli. Uso quel momento per pronunciare affermazioni positive a me stessa e riflettere sulla bella giornata.

Se ho tempo, faccio anche una camminata durante la mia pausa pranzo o, almeno, trascorro un po’ di tempo fuori. Ricordo quei giorni in cui volevo stare al chiuso, al lavoro, mangiando il mio sandwich fissando il computer. Niente più pasti in scrivania per me!

Faccio un’altra camminata quando ritorno a casa dal lavoro. Allevia lo stress procurato dalla giornata lavorativa e mi rimette su affinché possa trascorrere una serata piacevole. Si tratta di brevi camminate di dieci minuti, ma fanno davvero la differenza.

Dopo cena, cerco di trovare un po’ di tempo solo per me. Immergermi in un bagno caldo sembra sciogliere tutte le mie preoccupazioni.

Essendo nata sotto il segno dei Pesci, sono sempre stata attratta dall’acqua. Vivo in una terra bloccata, ma colgo ogni opportunità che mi capita per andare verso l’oceano. Da bambini, andavamo a pesca nei fine settimana. Ricordo quanto fossero tranquilli quei giorni. Il semplice gesto di guardare l’acqua sembrava purificare la mia mente dalla negatività.

Mi piace guardare il modo in cui il sole brilla nell’acqua e si increspa. L’acqua ha un’essenza molto meditativa. Non puoi essere d’aiuto, ma ti senti ipnotizzato guardandola.

Non ho sempre l’opportunità di trovarmi vicina a uno specchio d’acqua, ma adoro il periodo primaverile. Mi piace svolgere le pulizie primaverili con porte e finestre aperte e lasciar entrare la luce e un leggero venticello.

Non importa quale periodo dell’anno sia in corso, il corretto riposo è vitale per una mente e un corpo sano. Ero andata a letto tardi per giorni e mi ero svegliata molto presto, e non capivo perché mi sentissi così pigra e ripugnante, tutto il tempo.

Quando non dormo abbastanza, sono scontrosa con gli altri, mangio cibo poco sano, e smetto di essere produttiva al lavoro. Prendo l’abitudine di ricaricarmi con la caffeina durante la giornata e non sono in grado di prendere sonno, la notte. Il giorno successivo, mi sveglio stanca e il ciclo ricomincia.

Quando dormo a sufficienza, ho l’energia per allenarmi. La combinazione di riposo ed esercizio fisico conduce a sentirsi molto meglio.

Posso notare una grande differenza nel mio atteggiamento quando non mi alleno. Quando sono attiva, sorrido di più, respiro più facilmente, e faccio di più.

Quando non lo faccio per un po’ di giorni, divento irritabile e stanca. Aggredisco mio marito. Mi rifiuto di giocare a baseball con i nostri bambini. Paradossalmente, usare energia per allenarsi, crea altra energia per amare.

Comunque, ho constatato di dover svolgere esercizi che amo o che suonano come un compito noioso.

Adoro fare yoga e camminare fuori. Adoro fare zumba perché mi fa sentire come se stessi danzando. Ma chiedetemi di correre e farò resistenza o rimanderò.

Voglio godermi l’allenamento e muovere il mio corpo. Quando scelgo di fare qualcosa che mi piace, guardo in avanti per realizzarla.

Per me, tutti gli altri elementi vengono prima della dieta. Forse per altri è il contrario.

Per anni, ho combattuto col tentativo di mangiare meglio. Ciò in cui mi sono imbattuta è stato il fatto di voler mangiare meglio spontaneamente, mentre ero intenta a osservare gli altri quattro punti. Non è un sacrificio come quello di iniziare la dieta.

Assolutamente, usate tutti gli strumenti che servono ad aiutarvi per godere di una sana, salutare e felice vita. Ma mettete alla prova la natura.

Fate baldoria nei periodi caldi! Uscite e godetevi il sole e l’aria fresca. Concedetevi un po’ di riposo, fate una bella camminata e mangiate qualche fresco e salutare ortaggio. E alla fine della giornata, un bel bagno caldo.

Potrebbe essere quello che il dottore ha appena ordinato.

(Articolo in lingua originale)

Traduzione di Giusy Pullara

 

 

Se qualcosa sta prosciugando la tua energia, fermati!

tumblr_static_tumblr_static_aeuhsbcspq80c88gsc08ckcsc_640

Il mio slogan preferito é: “Qualsiasi cosa ti spaventi, va fatta.”

Se qualcosa ti spaventa, si tratta comunque di un modo diverso di essere emozionato. Se ti provoca eccitazione, quella cosa ti sta dando energia, ed è sempre una cosa positiva.

Ma se qualcosa ti rende infelice e sottrae la tua energia, fermati. La vita sta cercando di comunicarti che quello non è il sentiero adatto a te.

Per un esempio pratico, presta attenzione a uno dei miei più grandi errori.

La mia band stava andando bene. Un benintenzionato avvocato di cui mi fidavo, mi disse che avrei dovuto avviare un’etichetta.

“Trova e ingaggia altri tre artisti. Fai per loro, ciò che hai fatto per la tua band. A quel punto, vedi l’etichetta per un sacco di milioni.”

Uscii dal suo ufficio con le spalle curve, triste, dicendo: “Sì, credo che abbia ragione.”

Col viso lungo, mi lasciai cadere sulla sedia, una volta tornato a casa, e pensai: “Oh, amico… devo davvero farlo?”, ma dal momento che mi fidavo di lui, trascorsi due anni della mia vita provandoci.

Non era una cosa naturale per me, dunque, si rivelò un fallimento da subito. E da quando iniziai a dedicare il mio tempo a ciò, la cosa in cui ero bravo, ovvero produrre musica, non aveva ricevuto attenzione!

Avrei voluto poter prestare attenzione al mio calo di entusiasmo, e bloccarlo con le cose che mi entusiasmavano.

Per favore, non fate lo stesso errore.

Se qualsiasi cosa di cui io stia parlando, vi rende stanchi piuttosto che connessi, semplicemente non fatela. È lì che troverete il vostro successo.

(Articolo in lingua originale)

Traduzione di Giusy Pullara.

Nessuno ti aiuterà. Questo ti incoraggia o ti demotiva?

winslow_homer_gulf_stream_print_24_9a

Nessuno ti aiuterà. Dipende tutto da te.

Prendere atto di ciò, ti incoraggia o ti demotiva?

Facciamo un esempio: Stai aspettando che un grande agente di fama mondiale, ti trovi e ti faccia firmare un contratto? Non credo che i grandi agenti vogliano scritturarti, a meno che tu non guadagni già 5000 dollari per ogni spettacolo, dunque il loro 10% di quota (solo 500 dollari), varrebbe il tempo che hanno speso.

O stai sperando di trovare un grande investitore per la tua musica? Alcuni investono somme come 500.000 dollari da destinare a una band tra radio, promozioni, tour, registrazioni, video, pubblicità, mazzette ecc. Io credo non ci siano investitori che che vogliano scommettere su un musicista, al momento. Un guadagno della stessa cifra si può ottenere con clienti e dipendenti, cosa che non accadrà investendo solo su di te.

Quindi: Nessun agente. Nessun investitore. Nessuno ti aiuterà finché non sarai già affermato. Allora, come fai a raggiungere il successo senza l’aiuto di nessuno?

Come puoi produrre 5000 dollari mensili a esibizione, in modo che un ipotetico agente si interessi abbastanza da permetterti di avanzare al livello successivo? Questo lo sai solo tu.

Come puoi richiamare l’attenzione sulla tua musica online, affinché un’azienda punti su di te e finanzi la costosa campagna pubblicitaria offline?

Queste sono domande sane da porsi.

Per alcune persone, questo tipo di approccio è davvero demotivante.

Per me, questo tipo di approccio è davvero incoraggiante.

Mi piace ricordare che nessuno mi ha aiutato a far nulla, è dipeso tutto da me.

Ciò mi fa mettere a fuoco le cose sulle quali ho il controllo – non di attendere qualcosa da circostanze esterne.

(Articolo in lingua originale)

Traduzione di Giusy Pullara.

I pesci non sanno di trovarsi in acqua

Fish-Oil-Paintings-021-8914-63862

I pesci non sanno di trovarsi in acqua.

Se tentassi di spiegarglielo, loro direbbero: “Acqua? Cos’è l’acqua?”

Sono circondati da essa, è impossibile vederla.

Non possono vederla finché non escono fuori.

È così che io mi sento riguardo alla cultura.

Siamo così circondati da persone che la pensano come noi, che è impossibile renderci conto che quelle che riteniamo verità universali, sono solo culture del posto.

Non possiamo vedere ciò, finché non ne siamo fuori.

Sono nato in California e cresciuto con quella che io sentivo fosse una normale educazione fatta di normali principi.

Ho tenuto un corso di economia qui a Singapore. Ho chiesto: “Quante persone vorrebbero avviare la propria compagnia, un giorno?”. In una stanza di cinquanta persone, solo una ha alzato la mano (con riluttanza).

Se avessi posto questa domanda in una stanza con cinquanta studenti di economia in una scuola della California, si sarebbero alzate cinquantuno mani (qualcuno si sarebbe precipitato lì dal corridoio, solo per alzare la propria mano).

Pensando che, forse, fossero timidi, ho domandato: “Davvero? Perché no?” e ho chiesto a ognuno di loro. Le loro risposte:

  • “Perché correre il rischio? Io voglio solo sicurezza.”
  • “Ho speso tutto questo denaro per la scuola, e ho bisogno di riaverlo.”
  • “Se fallissi, sarebbe un grande imbarazzo per la mia famiglia”

Allora ho realizzato la mia cultura locale americana. La terra degli imprenditori e della sicurezza eccessiva. Avevo già sentito parlare di ciò, ma non l’avevo davvero provato finché non ho potuto vederlo da una certa distanza.

Tutti i miei amici Singaporiani vivono con i genitori. Anche quelli carini e di successo, anche quelli sposati, anche quelli che hanno superato i trentacinque, vivono con i genitori, in casa dei genitori.

Quando ho detto a una di loro che sono andato via di casa a diciassette anni, era scioccata. Ha detto: “Non è terribilmente oltraggioso nei confronti dei tuoi genitori? Non erano devastati?”

Allora ho realizzato di nuovo la mia cultura locale americana. L’importanza dell’individualismo, della ribellione, dell’inseguire i tuoi sogni. Avevo già sentito parlare di ciò, ma non l’avevo davvero provato finché non ho potuto vederlo da una certa distanza.

La mia cultura non sta al centro. È giù nei margini, come il petalo di un fiore, come tutti i fiori. Non c’è giusto o sbagliato – è solo una delle tante opzioni.

Sì, il resto del mondo può concedersi una buona risata riguardo lo stereotipo Americani – solo adesso ho realizzato che ciò non è al centro dell’universo.

Sono solo un pesce che non sa di trovarsi in acqua.

(Articolo in lingua originale.)

Traduzione di Giusy Pullara.